lunedì 1 novembre 2010

Ucci ucci ucci ucci... sento odor di...

Formaggini! Ok, ricordatemi di non ironizzare mai più sul mitico Caseificio di Airolo : lo so che neanche tanto tempo fa l'avevo descritto come la quintessenza della svizzeritudine invernale, e in effetti l'idea di andare a mangiare la fondue fromage sotto il San Gottardo mi fa sempre un po' sorridere. Però ve lo devo dire: ancora un po' acciaccata sono stata portata dal gentile consorte a cena in un bel ristorantino poco lontano da lì.. E, naturalmente, ci è scappata una visitina al Caseificio per fare scorta di latticini vari. Da quel che ho capito (ma aspetto smentite) tante di queste meraviglie portano il nome o di un Cantone o di una località elvetica - ad esempio il 'Bedretto' della foto, dall'omonima Valle -. E sapete una cosa? Sono davvero buonissimi. Per un'amante del formaggio come me, diventare svizzera in fondo è un po' come andare in Paradiso (qui lo dico e qui lo nego, eh... mica si può esagerare così!). Il top del top: una Tremola al merlot ticinese. Tanto svizzera che il mio frigo ormai sembra muggire! Quasi quasi mi faccio portare anche a mangiare la famosa 'fonduta'. L'odore è notevole. Ma, sono sicura, ci si abitua a tutto.

ps. Mica mi sono dimenticata la promessa sulla sanità elvetica eh... ma, prima di parlarne, dovrò pur capirci qualcosa!

venerdì 22 ottobre 2010

Io speriamo che me la cavo

Essere ammalati in Svizzera (parte uno) (e onestamente spero non ci sia una "parte due"):
"Qual è la sua cassa malati?" "Mi dà il suo numero di polizza?" "Che franchigia ha?" "E' coperta per la Denta?" "Ha l'opzione medicina alternativa?"
Ok. Serve un dizionario minimo. Se sopravvivo torno a postare con regolarità. Promesso.

venerdì 8 ottobre 2010

Separé


A dire la verità mi sembrava troppo bello per essere vero. Voglio dire, lo so che siamo in Svizzera, dunque un paese tutto sommato civile. Però non era possibile che i maschietti se ne restassero zitti zitti di fronte all'avanzata delle donne in politica (perché da qualche settimana, come dicevamo, il governo federale è a maggioranza rosa). Così ecco che ieri il gruppo giovanile di un partito ha proposto di rendere obbligatorio il servizio militare anche per il gentil sesso: "avete voluto la parità dei sessi, ora prendetevela tutta", è sostanzialmente la loro filosofia di fondo. Ma dico io, perché gli uomini devono sempre fare confusione? Chi ha mai parlato di parità dei sessi? Che poi è una formula assolutamente senza senso, le opportunità sono una cosa e i sessi un'altra. Piuttosto, sono gli uomini a non cogliere le pari opportunità che noi offriamo loro: per dire, quante volte li invitiamo a fare shopping e loro rispondono "no grazie"? Qualcuno, comunque, si è già reso conto dell'assurdità della proposta, e ha convenuto che no, "forse il servizio militare non è il caso, magari bisognerebbe far sì che per le donne diventi obbligatorio il servizio civile". Ok, glielo spiegate voi, agli uomini svizzeri, che stirare gli indumenti maschili ed evitare che se ne vadano in giro tutti stropicciati "perché tanto non se ne accorge nessuno" può essere benissimo considerato un servizio socialmente utile?

mercoledì 6 ottobre 2010

In vino veritas (ovvero, Conversazione in Ticino)

"Ticcino, Ticcino, la mafia del bianchino" mi disse una volta, ad una cena per la verità piuttosto alcolica, un fotografo russo che mi aveva domandato dove lavorassi. A distanza di qualche anno non posso certo dire di avere avuto a che fare con mafia o simili; al contrario, di bianchini (ma anche di "mèzz e mèzz", bianchi sporchi, rossi e prosecchini) ne ho incontrati parecchi. Adesso, non sto assolutamente dando degli alcolizzati a tutti i ticinesi; però è vero che nel Cantone vino e dintorni hanno ancora un appeal molto particolare. Per dire, uscire la sera e sedersi a bere un cocktail può rivelarsi un'impresa, mentre ogni paese mantiene la propria (o le proprie) brave bettole, prodighe di merlot e merlottini. Settembre e ottobre, poi, sono mesi del tutto particolari: in primis per la mendrisiense "sagra dell'uva", weekend di bagordi bacchici che si svolge ogni anno nelle corti del capoluogo momò. E poi, ovviamente, perché è il periodo della vendemmia. Una semplice conversazione svoltasi tra due colleghi in una normale pausa caffè potrà illustrare il concetto meglio di tante teorie:
C: Vai ancora a fare la vendemmia quest'anno?
M:No, ma è qualche anno ormai che non vado più...
C: Io ho deciso di riprovare a fare la grappa. Speriamo riesca, l'altro giorno ho aperto quella dell'anno scorso ma mi è andata in aceto...
M: No, io è qualche anno che ormai faccio solo il limoncino. E' che è difficile trovare limoni non trattati, e servono proprio quelli perché si usa solo la buccia del limone.
C: Solo la buccia? Niente succo? Ma dai, non lo sapevo..
M: Sì sì, solo la buccia. Non è mica difficile fare il limoncino (a questo punto ha spiegato tutto il procedimento, che io ovviamente non ricordo). L'anno scorso ho fatto anche il nocino, ma quello è molto più complicato.
C: No no, io grappa. Comunque semmai dimmi dove vai a comprare i limoni... Si sa mai, magari un po' di limoncino lo faccio anch'io

Che dire, è un mondo così. Io, per contro, sono quasi astemia. Però mentre quei due parlavano, tanto per rimanere su temi elvetici ho mangiato una decina di Lindor.

venerdì 1 ottobre 2010

Non buttiamoci giù (anche questa è Svizzera)

A mio modesto parere (anche se su questo tema credo di potermi tranquillamente definire una delle massime esperte mondiali) la più perfetta tavoletta del mondo. Il sublime sotto forma di cioccolato.

mercoledì 29 settembre 2010

In punta di piedi


Non scriverne è difficile; scriverne, però, ancora di più. Per chi vive in Italia gli svizzeri sono quelli un po' lenti che corrono la stramendrisio e mangiano il ghiacciolo al tamarindo, da guardare con un sorriso non troppo simpatico - è vero - ma comunque condiscendente. In Ticino, invece, per tanti loro sono i "tagliàn". Una parola detta spesso con aria ironica, ma è un'ironia diversa, un po' risentita. Un'espressione che insieme significa tante cose, ma che soprattutto ha in sé un certo disprezzo, coperto malamente da un "dai, tanto si dice per scherzare". Lo scudo fiscale l'anno scorso non ha certo fatto impazzire di gioia la Confederazione, ma paradossalmente quello che a certuni piace ancora meno è che ci siano lavoratori che vengono da "di là", che passano ogni giorno il confine perché "di qui" le condizioni salariali sono indiscutibilmente migliori, e magari c'è pure qualche possibilità in più. Quanto disturbano, questi frontalieri, poi sai quante code in autostrada si formano per colpa loro? Sono come topi che vengono a rubare il nostro buon formaggio. Non siamo ancora fuori dalla crisi, e non è certo solo in Svizzera che fenomeni sociali di questo tipo si esacerbano. Per fortuna c'è l'indignazione pubblica. Quella sì, ci fa ancora sapere di essere effettivamente in un Paese civile, nato dall'integrazione di culture diverse. Perché la Svizzera è davvero questo: "una sorta di piccola Europa ante litteram".

martedì 28 settembre 2010

Bellezza e potere

Paese che vai, miss che trovi... Dai, lo dico subito così poi non ci penso più: sì, sabato sera anch'io mi sono messa davanti al televisore per guardare il concorso di miss Svizzera. Un'esperienza. Naturalmente ero animata da nobili intenti: "Mi serve per il blog" ho detto a quello sventurato svizzero di casa, che a quel punto non ha più osato opporsi. In realtà, diciamocelo, non resistevo all'idea di guardare le coroncine e i vestiti, e soprattutto di sparare a zero sulle candidate a mio avviso meno idonee (si sa, siamo donne...). Però, a visione ultimata, devo dire che l'elezione della reginetta nazionale può essere senza dubbio inscritta nella lista dei motivi per cui è forse (forse) meglio abitare in Svizzera che in Italia. Motivo numero uno: le candidate che arrivano alla serata finale sono dodici. Non cento. Non sessanta. Dodici. Così puoi effettivamente cercare di capire qual è la tua preferita, senza trovarti a dire "mamma ma qual era quella che piaceva a noi?". Motivo numero due (conseguenza logica del motivo numero uno): lo spettacolo dura in tutto poco più di due ore. Il che è ben diverso da quella litania allungata a dismisura che ci propina la Rai ogni anno (tre serate... quasi come a Sanremo). Le candidate sfilano, si presentano, dopodiché si vota; da dodici ne restano sei, altra sfilata e altro voto, e si arriva così al terzetto del podio. Fine. Hai la consapevolezza che, se inizi a vedere lo show, non dovrai poi restare in piedi fino a tarda notte per la curiosità di sapere chi ha vinto. Né spegnere la tv sconsolata a mezzanotte e un quarto pensando "vabè, lo saprò domani dal tg". Motivo numero tre (il più importante): le prove. In Svizzera sono saggi e hanno capito benissimo che una miss deve avere una sola qualità: essere bella. Mica intelligente o con una gran storia strappalacrime da raccontare. Solo bella, del resto non c'importa. Tanto lo sappiamo benissimo tutti che "non è detto che le belle siano oche", suvvia, niente buonismo. Dunque, nessuno sforzo nel mostrare neuroni e talenti speciali. Semmai si mettono le candidate sul set di un servizio fotografico. Oppure... si fa provare loro l'esperienza di un'arrampicata su una parete di roccia. Lo so, fa riderissimo, ma le poverette si sono trovate davvero di fronte a questa sfida. Che c'entra poco con l'essere una miss, sono d'accordo. Però in fondo c'entra molto con l'essere la rappresentante del Paese più montagnoso d'Europa (almeno, io, riflettendo, ritengo che sia l'unico motivo plausibile per avere inserito questa prova nel concorso. Poi, oh... sono svizzeri). Allora ricapitolando, possiamo dirlo: quanto a miss, Svizzera batte Italia. Tanto poi siamo ben consapevoli del fatto che la Svizzera va invidiata soprattutto perché da qualche giorno il suo governo è a maggioranza femminile (e, malgrado ciò, non c'è nemmeno una soubrette). Ma a questo è meglio non pensare...

(per dovere di cronaca, la nuova miss Svizzera è questa qui. Sta con un calciatore. Segno che no, i cliché non hanno proprio confini)