Dicono che in Svizzera quest'anno il consumo di vino sia notevolmente aumentato. Malgrado la vendemmia scarsa, i dati parlano chiaro: siamo a 2.803 milioni di ettolitri (+1.7%). In Ticino, senz'altro, si beve per dimenticare.
lunedì 2 maggio 2011
Eh, sì
Dicono che in Svizzera quest'anno il consumo di vino sia notevolmente aumentato. Malgrado la vendemmia scarsa, i dati parlano chiaro: siamo a 2.803 milioni di ettolitri (+1.7%). In Ticino, senz'altro, si beve per dimenticare.
mercoledì 9 marzo 2011
Risvegli
domenica 30 gennaio 2011
C'è chi può e chi non può
Errata corrige necessaria (e conseguente lezioncina sui miti da sfatare)
l'Emmental ha i buchi:

E il groviera NO!

grazie a Eleo!
l'Emmental ha i buchi:

E il groviera NO!

grazie a Eleo!
giovedì 27 gennaio 2011
Quer pasticciaccio brutto de... la mia tesi

La mucca Milka l'avrà calpestata? Un orologio a cucù l'avrà colpita in testa? I buchi dell'Emmental (che poi, a voler essere pignoli, i buchi ce li ha il gruyère) l'avranno risucchiata? Lo so che vi domandate che fine ha fatto l'apprendista svizzera. Niente paura: sono ancora viva. E non sono ancora svizzera, quindi ricomincerò a postare con regolarità molto presto. Anche perché se non finisco la mia tesi entro due settimane vado a cercare una balestra...
venerdì 12 novembre 2010
Aggiungi un posto a tavola
Ci siamo, la stagione è iniziata (già da un po', per la verità). Polenta e luganiga (che come dicevamo è poi un evergreen), vin brulé, fondue e poi naturalmente... Raclette! Nei mesi invernali gli svizzeri danno il meglio di sé, al supermercato inizi a vedere carrelli pieni di patate e fette di formaggio da fondere, e poi sottaceti e gel per i fornelletti. Un po' saranno tutte queste montagne, un po' devo dire che un weekend passato a Basilea mi ha fatto rendere conto di quanto, da queste parti, il momento del pasto sia visto come colloquiale, di condivisione. Nei ristoranti esistono certo i classici tavolini, ma quante volte, entrando in un locale, ti capita invece di sederti ad un immenso tavolone, di fianco a due perfetti sconosciuti che parlano dei fatti loro, un 'mi scusi' o un sorriso per chiedere il sale o per farsi lasciare il passaggio. Tanto, dopo un sorso di birra (aò, cosa vi devo dire? per digerire certa roba è l'unica...) si diventa tutti old friends.
mercoledì 10 novembre 2010
Poi un giorno...
Poi un giorno cammini per strada e ti imbatti per caso nella vetrina di una libreria. E capisci che non sei solo, altra gente la pensa esattamente come te. Chissà se esiste anche una guida per sopravvivere ai ticinesi?
mercoledì 3 novembre 2010
Dagli amici mi guardi Dio...
Poi arriva un momento, nella vita, in cui ti rendi conto che sì, la prof. Bianchi aveva ragione a insistere e snocciolare tutte quelle nozioni, anche roba come il latino in fin dei conti può tornarti utile. Ecco, uno degli insegnamenti più utili che mi siano giunti da quella grammatica è quello dei "falsi amici": Vale a dire quei vocaboli che, pur assomigliando moltissimo a termini italiani, hanno poi un significato tutto diverso. Mi ricordo ancora quando alla lavagna, imbattendomi in un 'captivos', feci sì che il povero Curio liberasse una banda di cattivi, al posto che di schiavi. Impara l'arte e mettila da parte, si dice. E un insegnamento simile non può che venir utile quando per un motivo o per l'altro ci si trasferisce in uno Stato diverso. Per dire, la lingua ticinese è così ricca di falsi amici che a volte solo il contesto riesce ad aiutarti a capire il vero senso delle parole. 'Guarda che azione!' ti dice un'amica al centro commerciale, e tu ti giri spaventata, pensando che il calcio tutt'a un tratto sia giunto a funestare anche i gloriosi sentieri dello shopping. Invece no, lei si riferiva solo a un'offerta imperdibile, un saldo mozzafiato. In questi giorni, poi, si fa tanto un gran parlare di 'aumento dei premi delle casse malati'. Che bello, mi sono detta distrattamente un giorno, finalmente hanno capito che queste assicurazioni sanitarie sono davvero troppo care. Ma, inutile dirlo, non ci ho creduto nemmeno io: da un Paese all'altro, anche i premi possono diventare amari...
lunedì 1 novembre 2010
Ucci ucci ucci ucci... sento odor di...
Formaggini! Ok, ricordatemi di non ironizzare mai più sul mitico Caseificio di Airolo : lo so che neanche tanto tempo fa l'avevo descritto come la quintessenza della svizzeritudine invernale, e in effetti l'idea di andare a mangiare la fondue fromage sotto il San Gottardo mi fa sempre un po' sorridere. Però ve lo devo dire: ancora un po' acciaccata sono stata portata dal gentile consorte a cena in un bel ristorantino poco lontano da lì.. E, naturalmente, ci è scappata una visitina al Caseificio per fare scorta di latticini vari. Da quel che ho capito (ma aspetto smentite) tante di queste meraviglie portano il nome o di un Cantone o di una località elvetica - ad esempio il 'Bedretto' della foto, dall'omonima Valle -. E sapete una cosa? Sono davvero buonissimi. Per un'amante del formaggio come me, diventare svizzera in fondo è un po' come andare in Paradiso (qui lo dico e qui lo nego, eh... mica si può esagerare così!). Il top del top: una Tremola al merlot ticinese. Tanto svizzera che il mio frigo ormai sembra muggire! Quasi quasi mi faccio portare anche a mangiare la famosa 'fonduta'. L'odore è notevole. Ma, sono sicura, ci si abitua a tutto.ps. Mica mi sono dimenticata la promessa sulla sanità elvetica eh... ma, prima di parlarne, dovrò pur capirci qualcosa!
venerdì 22 ottobre 2010
Io speriamo che me la cavo
Essere ammalati in Svizzera (parte uno) (e onestamente spero non ci sia una "parte due"):"Qual è la sua cassa malati?" "Mi dà il suo numero di polizza?" "Che franchigia ha?" "E' coperta per la Denta?" "Ha l'opzione medicina alternativa?"
Ok. Serve un dizionario minimo. Se sopravvivo torno a postare con regolarità. Promesso.
venerdì 8 ottobre 2010
Separé

A dire la verità mi sembrava troppo bello per essere vero. Voglio dire, lo so che siamo in Svizzera, dunque un paese tutto sommato civile. Però non era possibile che i maschietti se ne restassero zitti zitti di fronte all'avanzata delle donne in politica (perché da qualche settimana, come dicevamo, il governo federale è a maggioranza rosa). Così ecco che ieri il gruppo giovanile di un partito ha proposto di rendere obbligatorio il servizio militare anche per il gentil sesso: "avete voluto la parità dei sessi, ora prendetevela tutta"
mercoledì 6 ottobre 2010
In vino veritas (ovvero, Conversazione in Ticino)
"Ticcino, Ticcino, la mafia del bianchino" mi disse una volta, ad una cena per la verità piuttosto alcolica, un fotografo russo che mi aveva domandato dove lavorassi. A distanza di qualche anno non posso certo dire di avere avuto a che fare con mafia o simili; al contrario, di bianchini (ma anche di "mèzz e mèzz", bianchi sporchi, rossi e prosecchini) ne ho incontrati parecchi. Adesso, non sto assolutamente dando degli alcolizzati a tutti i ticinesi; però è vero che nel Cantone vino e dintorni hanno ancora un appeal molto particolare. Per dire, uscire la sera e sedersi a bere un cocktail può rivelarsi un'impresa, mentre ogni paese mantiene la propria (o le proprie) brave bettole, prodighe di merlot e merlottini. Settembre e ottobre, poi, sono mesi del tutto particolari: in primis per la mendrisiense "sagra dell'uva", weekend di bagordi bacchici che si svolge ogni anno nelle corti del capoluogo momò. E poi, ovviamente, perché è il periodo della vendemmia. Una semplice conversazione svoltasi tra due colleghi in una normale pausa caffè potrà illustrare il concetto meglio di tante teorie:C: Vai ancora a fare la vendemmia quest'anno?
M:No, ma è qualche anno ormai che non vado più...
C: Io ho deciso di riprovare a fare la grappa. Speriamo riesca, l'altro giorno ho aperto quella dell'anno scorso ma mi è andata in aceto...
M: No, io è qualche anno che ormai faccio solo il limoncino. E' che è difficile trovare limoni non trattati, e servono proprio quelli perché si usa solo la buccia del limone.
C: Solo la buccia? Niente succo? Ma dai, non lo sapevo..
M: Sì sì, solo la buccia. Non è mica difficile fare il limoncino (a questo punto ha spiegato tutto il procedimento, che io ovviamente non ricordo). L'anno scorso ho fatto anche il nocino, ma quello è molto più complicato.
C: No no, io grappa. Comunque semmai dimmi dove vai a comprare i limoni... Si sa mai, magari un po' di limoncino lo faccio anch'io
Che dire, è un mondo così. Io, per contro, sono quasi astemia. Però mentre quei due parlavano, tanto per rimanere su temi elvetici ho mangiato una decina di Lindor.
venerdì 1 ottobre 2010
Non buttiamoci giù (anche questa è Svizzera)
mercoledì 29 settembre 2010
In punta di piedi

Non scriverne è difficile; scriverne, però, ancora di più. Per chi vive in Italia gli svizzeri sono quelli un po' lenti che corrono la stramendrisio e mangiano il ghiacciolo al tamarindo, da guardare con un sorriso non troppo simpatico - è vero - ma comunque condiscendente. In Ticino, invece, per tanti loro sono i "tagliàn". Una parola detta spesso con aria ironica, ma è un'ironia diversa, un po' risentita. Un'espressione che insieme significa tante cose, ma che soprattutto ha in sé un certo disprezzo, coperto malamente da un "dai, tanto si dice per scherzare". Lo scudo fiscale l'anno scorso non ha certo fatto impazzire di gioia la Confederazione, ma paradossalmente quello che a certuni piace ancora meno è che ci siano lavoratori che vengono da "di là", che passano ogni giorno il confine perché "di qui" le condizioni salariali sono indiscutibilmente migliori, e magari c'è pure qualche possibilità in più. Quanto disturbano, questi frontalieri, poi sai quante code in autostrada si formano per colpa loro? Sono come topi che vengono a rubare il nostro buon formaggio. Non siamo ancora fuori dalla crisi, e non è certo solo in Svizzera che fenomeni sociali di questo tipo si esacerbano. Per fortuna c'è l'indignazione pubblica. Quella sì, ci fa ancora sapere di essere effettivamente in un Paese civile, nato dall'integrazione di culture diverse. Perché la Svizzera è davvero questo: "una sorta di piccola Europa ante litteram".
martedì 28 settembre 2010
Bellezza e potere
Paese che vai, miss che trovi... Dai, lo dico subito così poi non ci penso più: sì, sabato sera anch'io mi sono messa davanti al televisore per guardare il concorso di miss Svizzera. Un'esperienza. Naturalmente ero animata da nobili intenti: "Mi serve per il blog" ho detto a quello sventurato svizzero di casa, che a quel punto non ha più osato opporsi. In realtà, diciamocelo, non resistevo all'idea di guardare le coroncine e i vestiti, e soprattutto di sparare a zero sulle candidate a mio avviso meno idonee (si sa, siamo donne...). Però, a visione ultimata, devo dire che l'elezione della reginetta nazionale può essere senza dubbio inscritta nella lista dei motivi per cui è forse (forse) meglio abitare in Svizzera che in Italia. Motivo numero uno: le candidate che arrivano alla serata finale sono dodici. Non cento. Non sessanta. Dodici. Così puoi effettivamente cercare di capire qual è la tua preferita, senza trovarti a dire "mamma ma qual era quella che piaceva a noi?". Motivo numero due (conseguenza logica del motivo numero uno): lo spettacolo dura in tutto poco più di due ore. Il che è ben diverso da quella litania allungata a dismisura che ci propina la Rai ogni anno (tre serate... quasi come a Sanremo). Le candidate sfilano, si presentano, dopodiché si vota; da dodici ne restano sei, altra sfilata e altro voto, e si arriva così al terzetto del podio. Fine. Hai la consapevolezza che, se inizi a vedere lo show, non dovrai poi restare in piedi fino a tarda notte per la curiosità di sapere chi ha vinto. Né spegnere la tv sconsolata a mezzanotte e un quarto pensando "vabè, lo saprò domani dal tg". Motivo numero tre (il più importante): le prove. In Svizzera sono saggi e hanno capito benissimo che una miss deve avere una sola qualità: essere bella. Mica intelligente o con una gran storia strappalacrime da raccontare. Solo bella, del resto non c'importa. Tanto lo sappiamo benissimo tutti che "non è detto che le belle siano oche", suvvia, niente buonismo. Dunque, nessuno sforzo nel mostrare neuroni e talenti speciali. Semmai si mettono le candidate sul set di un servizio fotografico. Oppure... si fa provare loro l'esperienza di un'arrampicata su una parete di roccia. Lo so, fa riderissimo, ma le poverette si sono trovate davvero di fronte a questa sfida. Che c'entra poco con l'essere una miss, sono d'accordo. Però in fondo c'entra molto con l'essere la rappresentante del Paese più montagnoso d'Europa (almeno, io, riflettendo, ritengo che sia l'unico motivo plausibile per avere inserito questa prova nel concorso. Poi, oh... sono svizzeri). Allora ricapitolando, possiamo dirlo: quanto a miss, Svizzera batte Italia. Tanto poi siamo ben consapevoli del fatto che la Svizzera va invidiata soprattutto perché da qualche giorno il suo governo è a maggioranza femminile (e, malgrado ciò, non c'è nemmeno una soubrette). Ma a questo è meglio non pensare...(per dovere di cronaca, la nuova miss Svizzera è questa qui. Sta con un calciatore. Segno che no, i cliché non hanno proprio confini)
mercoledì 22 settembre 2010
Regina di cuori
A me le carte sono sempre sembrate oggetti carini. Per dire, ho una zia che le colleziona, e io stessa confesso di aver comprato un paio di mazzi solo perché mi piacevano i disegni. "Ne faccio magari un quadretto" mi dico osservandole con il sorrisino tipico della sindrome d'acquisto compulsivo. Poi, inutile dirlo, una volta arrivata a casa le apro, faccio un solitario e convengo che farne un quadretto sarebbe un'idiozia, e le dimentico in fondo a un cassetto. Fine della storia. Per un uomo, invece, le cose sembrano diverse. L'aspetto estetico non viene nemmeno preso in considerazione. Il sorrisetto ebete invece c'è, ma si manifesta nei confronti del Gioco con la G maiuscola. Sì, il poker. Mi ero sempre chiesta chi diavolo potesse essere lo spettatore medio di un canale dedicato a questo genere di attività (vi è mai capitato di zappare accidentalmente e guardarne qualche minuto? cioè, giocano a poker TUTTO il tempo!). Poi mi sono resa conto che ne avevo in casa uno; per carità, niente di male, eh. Sono stata anche istruita a dovere sulle regole del texas quel che è, perché "è appassionante, vedrai". Inutile dire che non ho capito niente, e che avendo Marie Claire a portata di mano la mia attenzione ha vacillato vistosamente. Vabè. A me mica piace tanto questa faccenda del puntare soldi e tutto il resto, sono ancora memore della lezione di Regalo di Natale (La rivincita di Natale dai, faccio finta di non averlo visto). Però ammetto che, a capirlo, il gioco potrebbe anche avere risvolti interessanti. Poi arriva il giorno in cui senti dire che quel tale amico ogni tanto si trova con altri suoi amici per una partitella, e che chissà, "magari una volta mi unisco anch'io". Alché tu, la stessa che in casa viene soprannominata "la Drammatizzatrice" per la sua attitudine a ipotizzare scenari apocalittici, inizi a visualizzare l'immagine di te, qualche anno più in là, con due bambini piccoli affamati e le pezze sui pantaloni, mentre attendi con ansia tuo marito sperando che non si sia giocato la casa. "Ma guarda che noi mica giociamo a soldi, sei matta? E' solo per divertirci" dice lui. E per tranquillizzarti vi fate una partitina a due (in effetti anche se perdi clamorosamente è divertente!). Ecco, ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è da considerarsi puramente casuale, mi viene da dire adesso. Anche perché presumo che in realtà questo scenario possa adattarsi alla perfezione a gran parte delle famiglie svizzere. Tanto che, per contenere l'ondata di "pokaholic" dilagante un po' per ogni dove, il governo ha deciso qualche mese fa di classificare il Texas Hold'em (visto? lo so come si scrive!) come gioco d'azzardo, proibendone tutti i tornei. Esclusi, ovviamente, quelli organizzati all'interno dei casinò. Che senso avrebbe, altrimenti, avere 19 case da gioco sottostanti alla vigilanza statale? Un panorama d'oro per gli amanti del gioco d'azzardo, e in effetti - non è certo un mistero - il turismo dei Casinò è per la Confederazione una risorsa non da poco. Mica vorremo però credere che non ci si curi del risvolto poco etico della faccenda, vero? Le case da gioco, in Svizzera, sono tenute a versare una piccola (ma comunque ricca) quota dei propri introiti alle amministrazioni delle regioni che le ospitano, per finanziare attività turistiche, sportive, ricreative e culturali. Tutti contenti allora. Tranne, ovviamente, i dilettanti giocatori di poker, che ora sono in rivolta. "Si continua a giocare dappertutto" rivela una recente inchiesta pubblicata da swissinfo. "Ufficialmente sono tutti tornei freeroll - spiega - ma naturalmente le quote d'iscrizione e le vincite sono ben reali, basta non gridarlo ai quattro venti". Suona familiare... Com'è che diceva, quello là? "Ma sei matta? Mica giochiamo a soldi!". Cosa dite, c'è da preoccuparsi? Tutto sommato devo ricredermi: il canale tv del poker non era poi tanto male...
venerdì 3 settembre 2010
un bel tacer non fu mai scritto
Storie, racconti, filastrocche, e poi pensieri. Su un palchetto improvvisato nella corte casalinga di un paese, qualche panca per sedersi e poi solo la voglia di ascoltare. Ad Arzo, piccolo paesino di montagna a due passi dal confine, ogni anno l'ultimo finesettimana di agosto si procede al recupero di quella tradizione dell'oralità che oggi ci fa venire in mente gente come Omero e gli aedi, o se va bene le corti dei nobili rinascimentali e i menestrelli. Narratori e cantastorie (eh sì, ora lo chiamiamo "teatro di narrazione" ma esiste ancora) popolano per tre giorni le case del paese, in una giostra di scatole magiche da aprire e ascoltare. Sarà che in Ticino lo strapotere della televisione non ha ancora del tutto soppiantato quello della radio, che molti accendono in casa, la sera, o la domenica mattina, tanto il territorio è talmente piccolo che tra gli ascoltatori che chiamano e vengono passati in diretta qualcuno che si conosce ci sarà senz'altro. L'ascolto piace, rilassa, fa sognare. Provare per credere, una sera al posto di cenare con la tv accesa, provate a tenere solo la radio... Ogni anno, alla fine del festival, mi dico come sarebbe bello vederlo in una versione più estesa e di richiamo, magari in città, magari maggiormente pubblicizzato. Ma poi, in fin dei conti, la parte più grande del suo fascino sta proprio in quell'impostazione intima, casereccia, come di una perla trovata sulle montagne per chissà quale motivo. E poi, per ascoltare bene ci vuole il silenzio. E non è cosa da poco.
lunedì 23 agosto 2010
Un festival ti...cinese
Vabè, sono quasi fuori tempo massimo. Ma sottoporsi a un'intera edizione del festival del Film di Locarno può dare effetti collaterali, e dunque per metabolizzare il tutto ci vuole qualche giorno. Se poi l'edizione in questione sarà ricordata negli annali come "quella aperta dal film porno-splatter (più splatter che porno, in realtà) sugli omo-zombie", ci vuole pure qualche giorno in più.Locarno, dicevamo. I pardi giallo-neri dappertutto, la gente che arriva un po' da ogni dove, la meravigliosa sensazione di uscire da un cinema e sapere di essere in mezzo a degli spettatori civili (tanto per dirne una: per terra non c'è traccia di popcorn o altro)... Dal "più grande evento culturale svizzero" (così lo chiamano i ticinesi) si esce effettivamente con un ritratto perfetto di quella che è la Confederazione: organizzazione ottima, prezzi carissimi, aplomb tutto rossocrociato, molto manageriale insomma. Un savoir faire un po' freddino ma cortese che non è riuscito ad essere scalfito del tutto nemmeno dal direttore degli scandali, il parigino Olivier Père. Colui che ha saputo alimentare e movimentare sia le cronache giornalistiche diurne che i gossip cittadini notturni (sarà possibile beccarsi una denuncia per diffamazione anche su un blog semi-anonimo? Io nel dubbio sto zitta). Sta di fatto che: 1) i film belli c'erano, peccato solo che l'attenzione non sia andata proprio su quelli, catalizzata invece da 2) Le pellicole controverse: piazzate ad arte un po' ovunque, tra tanto sesso un po' gratuito, zombie in tutte le salse, incesti, clonazioni e perfino clonazioni incestuose. Polemica assicurata, fiumi d'inchiostro e un po' di pruderie. Per finire, comunque, le giurie hanno preferito premiare i film più delicati, consacrando con il pardo d'oro il cinese "Han Jia", che non era certo tra i favoriti, è stato apprezzato ma non acclamato, e che - soprattutto - ha la caratteristica di essere un film sull'educazione premiato in un festival che di educativo non voleva davvero avere nulla. Panta rei, nulla si crea e nulla si distrugge: in un posto come il Ticino evidentemente gli opposti si attraggono e riescono a convivere beatamente. A costo di un po' di bagarre, è ovvio... ma in fondo era sempre Eraclito ad insegnare che "dai discordi bellissima armonia e tutto avviene secondo contesa".
non la dico - non la dico.... l'ho detta: il film vincitore, guarda caso, è stato prodotto da un cinese che da anni risiede proprio in Ticino. Un ti/cinese, insomma.
martedì 13 luglio 2010
Rombi di tuono
Li immagini lì, tranquilli nei loro pascoli, o al massimo seduti in banca a mangiare un gelato, e pensi che gli svizzeri, per quanto buffi, siano in fondo i vicini di casa ideali. Invece no, io lo posso dire. Portando nella propria coscienza fortissime dosi di calvinismo dei padri, gli elvetici fanno valere sempre e comunque la filosofia dell'"ognuno per sé e Dio per tutti". Quindi non aspettatevi che limitino le proprie attività rumorose - tipo falciare il prato o aggiustare una rombante motocicletta - solo perché sono le 7 del mattino e poco distante da lì si trovano le stanze da letto dei loro confinanti. Macché. Anzi, il richiamo dei motori rumorosi sembra per il ticinese medio decisamente irresistibile. Per dire, le automobili. Hai un bel dire, "che bella la Svizzera, com'è verde", ma è verde per i pascoli, certo non per i suoi abitanti. Hai un supermercato a un chilometro di distanza? L'elvetico nemmeno si sogna di andare a piedi a fare la spesa, fiducioso impugna le chiavi della macchina e si dirige al parcheggio. Abiti nel centro di Mendrisio e vuoi andare al centro commerciale che sta nella zona industriale del paese (percorso stimato: 8 minuti di camminata)? Prendi comunque l'auto, oppure aspetti l'Autopostale (un mezzo di trasporto ottimo ci mancherebbe, ma colpito da una strana legge di Murphy: comunque vada, quando arriverai alla fermata dell'autobus e guarderai la tabella degli orari, scoprirai che hai un'ora di attesa). Una volta ho visto un ragazzo che conosco - e non si fanno nomi... - prendere l'auto per andare dal nostro posto di lavoro al centro di Lugano (una discesa che dura più o meno 5 minuti), e poi trovare parcheggio talmente lontano dal luogo di ritrovo da avere in sostanza raddoppiato il percorso iniziale. Però lui era tutto contento, e sorridendo ha commentato: "E sì, ho trovato parcheggio un po' lontano.. Ma vuoi mettere la comodità di scendere in auto?"
lunedì 28 giugno 2010
Una torta... svizzera!
Ecco, una delle cose che non sapevo assolutamente prima di sposare uno svizzero è che poi quelli ci tengono maledettamente a casa e cucina... Così, il Natale scorso, quando tastando uno dei pacchettini incartati da mio marito ho capito che sotto alla carta luccicante si celava un altro libro di ricette (ne avevo già ricevuti diversi, scelti accuratamente per me da mamme e zie varie), ho intuito che il mondo stava cercando di comunicarmi qualcosa. Da perfetta neofita ho iniziato a cimentarmi, e devo dire che tra un pasticcio e l'altro ci ho anche preso gusto. Proprio dal libro regalatomi dal consorte (che è questo qui) ho tratto la dolcezza che vedete qui sopra: l'autrice Sigrid Verbert ha lanciato un concorso sul suo blog (www.cavolettodibruxelles.it), invitando i lettori a rielaborare una delle sue ricette. E non potevo davvero tirarmi indietro, dato che sul suo "libro del cavolo" si trova il dolce più inconsapevolmente svizzero che mi sia mai capitato di vedere, la "torta con polenta e lamponi". Elvetico fino al midollo, dato che il cuore del gusto sta proprio nell'utilizzo della farina di polenta: una specialità che lo svizzero medio non si fa mancare nemmeno in estate, sotto a 40 gradi centigradi. Chissà che, complice questa ricetta, per quest'anno non riesca a salvarmi dalla tradizionale "polentata" del primo d'agosto (che qui è la festa nazionale)... Io, ad ogni buon conto, ho già iniziato a rielaborarne la presentazione in toni enfaticamente rossocrociati. La croce bianca è fatta di dadini di cocco (volevo limitarmi a spargere zucchero al velo sui lamponi ma ho scoperto che sono frutti estremamente porosi..), ingrediente che comunque non ho aggiunto all'impasto originale. Chi non gradisce può limitarsi a toglierlo dalla superficie. Ma a me questo miscuglio di gusti invernali e tropicali in fondo piace assai. Bon appétit!
mercoledì 23 giugno 2010
Di gufi e... di lupi
Festa grande, stupore enorme, titoloni a caratteri cubitali: arrivo in ritardo di una settimana, e però, qui, la vittoria della nazionale rossocrociata sui tori spagnoli ha davvero mandato in visibilio il Paese. Più che la felicità, a dominare, negli animi elvetici, è stata l'incredulità. E la sconfitta dal Cile di lunedì, per paradossale che possa sembrare, ha un po' rassicurato gli animi (una cosa del tipo "ah, ok, allora il mondo non sta per finire"). Tanto per intendersi, alla vigilia del primo match una delle più grande aziende elvetiche della grossa distribuzione - tra supermercati e centri commerciali - aveva lanciato una bella iniziativa: "se la Svizzera vince contro la Spagna, domani vi offriamo il 10 per cento di sconto su qualsiasi acquisto". "Beh, si capisce bene perché l'hanno fatto", si dicevano tutti sorridendo, a guardare i giornali con questa campagna pubblicitaria. Poi, invece, succede che a volte, a voler gufare e fare i guastafeste, le cose prendano una piega imprevedibile. Perciò, il giorno dopo, si era tutti effettivamente a fare spese grosse, alla faccia di quei vertici aziendali così poco sportivi. Che, comunque, non devono essersela presa troppo, tanto che la scommessa è stata riproposta - questa volta con esito differente - anche per la partita successiva. Intanto le bandierine rossocrociate sbucano un po' ovunque: dalle macchine, dalle finestre dei palazzi, dalle vetrine dei negozi e delle banche. Tutti pazzi per i mondiali... Anche se, a ben guardare, tutto questo proliferare di partite lascia anche degli insoddisfatti: primi tra tutti i gestori dei postriboli, confrontati con un improvviso, drastico calo di clientela. Cosa che, anche a un'anticalcista come me, dà tutte le ragioni per scendere in piazza ed unirsi ai cori di "Forza Svizzera!". Lo si farebbe volentieri anche per la nazionale azzurra. Ma, a parte il fatto che rischierei un pubblico linciaggio, non so come, "Forza Italia" non mi suona tanto bene...
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